La chirurgia della mano si occupa globalmente ed estensivamente del distretto mano, organo fondamentale in tutte le fasi della vita ed essenziale per lo svolgimento di qualsiasi lavoro o attività. Sin dalle età più infantili la mano è strumento fondamentale per lo sviluppo del bambino, ossia organo di conoscenza, di interazione e di sviluppo cognitivo. Nelle età più adulte la mano diviene un elemento essenziale per l’esecuzione di attività lavorative, hobbies, sport. La mano riveste inoltre un ruolo sociale, questa infatti, come lo è il volto, è un organo sempre esposto al pubblico, e quindi merita attenzione anche da un punto di vista morfo-estetico. In ultimo la mano risulta organo chiave rilevante nella comunicazione, nella gestualità come in segni ed atteggiamenti.
Nelle età senili la mano può perdere agilità ma rimane costantemente unità fondamentale nel mantenimento di autonomia ed indipendenza.
In tutte le fasi della vita la mano può essere colpita da patologie specifiche ed il ruolo del Chirurgo della Mano acquisisce spessore per le sue capacità di trattare l’organo quale distretto anatomico, ma anche per saper trattare il Paziente complessivamente, dall’esordio della patologia sino al recupero funzionale completo ed alla restituito ad integrum della componente morfologica e funzionale.
Già dalla nascita esistono condizioni congenite che necessitano un approccio specialistico tempestivo per il recupero valido e sollecito di morfologia e funzione. In seguito bambini ed adolescenti sono frequentemente esposti a traumi domestici o sportivi, generalmente presentando traumi di varia natura ed entità alle mani. Spesso anche un piccolo “insaccamento” del dito nasconde contusioni e distrazioni articolari che possono, se non trattate in maniera esperta e consapevole, esitare in sequele assai lunghe e sgradevoli, e talvolta anche invalidanti.
A caratterizzare l’età adulta vi sono condizioni infiammatorie a carico di diverse strutture, tendinee articolari o nervose, patologie da over-use, come anche problematiche traumatiche derivanti da attività lavorative o sportive; queste condizioni rendono la mano suscettibile di alterazioni funzionali di varia entità. Il noto “pollice dello sciatore” non è altro che la lesione di un legamento che stabilizza l’articolazione del pollice, che quasi costantemente richiede un intervento di reinserzione legamentosa, al fine di ripristinare la stabilita perduta e conseguentemente la forza e la stabilità del pollice.
L’altrettanto noto “dito a martello”, condizione che vede a seguito di un trauma la flessione dell’ultima falange del dito, merita di essere trattato con modalità e tempi corretti, scegliendo, per ciascun caso il trattamento con tutore od eventualmente l’intervento chirurgico.
Trattando di patologie infiammatorie di tendini, nervi ed articolazioni gli ultimi orientamenti chirurgici stanno portando a ridurre l’approccio chirurgico, minimizzando l’invasività e pertanto il trauma chirurgico e diminuendo significativamente i disagi legati al post-intervento, permettendo pertanto un celere recupero funzionale
Come l’Ortopedia con l’artroscopia e la Chirurgia Generale con l’endoscopia addominale, anche la Chirurgia della Mano dal 1997 ha introdotto la tecnica endoscopica, inizialmente per il trattamento chirurgico del canale carpale e successivamente per ulteriori patologie.
Così anche per la nota compressione del nervo mediano al polso esiste l’approccio con via mininvasiva.
La malattia del tunnel carpale, sindrome canalicolare assai frequente, causata dalla compressione del nervo mediano nel polso, si presenta con parestesie notturne alle prime tre dita della mano, dolori crampiformi e deficit sensitivi progressivi, associati a deficit di forza. Il trattamento nelle fasi iniziali può essere conservativo. L’utilizzo di un tutore notturno confezionato da un Terapista specializzato in Patologie della Mano, indossato per alcuni mesi, può migliorare significativamente la sintomatologia per un tempo variabile. Quando tale trattamento non risulta efficace o la patologia viene riscontrata in fase conclamata l’unico trattamento efficace e risolutivo è l’intervento chirurgico.
La tecnica endoscopica prevede una incisione di pochi mm al polso, l’applicazione di colla sulla ferita per una rapida possibilità di lavare la regione operata, un ritorno alle attività quotidiane pressoché immediato: questi sono solo alcuni degli innegabili vantaggi offerti dalla mini-invasività. Inoltre la ripresa di attività lavorative anche complesse avviene intorno ai 15 giorni, l’intervento è eseguito in anestesia locale e la permanenza in ospedale è di alcune ore.
Il post-operatorio necessita un trattamento riabilitativo dedicato che il paziente esegue autonomamente, supervisionato da un Terapista specializzato, per un rapido ripristino dell’agilità della mano.
Il dito a scatto o la malattia di De Quervain sono due differenti patologie ma entrambe causate dalla infiammazione cronica di un tendine delle dita della mano. Tali patologie vengono trattate inizialmente con un approccio conservativo, ossia con l’utilizzo di un tutore notturno, confezionato su misura; tale presidio permette, nelle forme iniziali, una risoluzione completa della patologia. Quando questo non avviene o quando il Paziente giunge all’osservazione con patologia in stadio avanzato, vi è indicazione al trattamento chirurgico. Anche in questo caso l’intervento viene eseguito in maniera mininvasiva. L’intervento consiste nell’apertura di una canalina che produce attrito nello scorrimento del tendine quando infiammato.
Il post-operatorio anche in questo caso è caratterizzato da un trattamento riabilitativo supervisionato da terapisti professionisti e specializzati.
Per quello che riguarda la Malattia di Dupuytren, una patologia degenerativa piuttosto diffusa, l’approccio innovativo con collagenasi ha cambiato radicalmente l’approccio ed il trattamento della malattia. Tale patologia, ereditaria e degenerativa, è causata dall’ispessimento di una struttura nota come aponevrosi del palmo, che causa inizialmente noduli sul palmo della mano e via via progredisce con una retrazione in flessione di una o più dita interessate, con il risultato di una inabilità crescente ed un impaccio funzionale notevole causato dalla incapacità di aprire la mano. Tale condizione sino ad alcuni tempi fa richiedeva l’intervento chirurgico tradizionale, procedura complesso ed estensivo che attraverso diverse tipologie di incisione, permette l’asportazione del tessuto patologico e la liberazione della contrattura in flessione. Questa chirurgia, efficace e risolutiva, prevede tuttavia tempi di recupero piuttosto lunghi prima di recuperare l’agilità della mano perduta, tempistiche nell’ordine anche di diversi mesi.
La procedura enzimatica, innovativa ed assolutamente poco invasiva, produce risultati concreti e duraturi sia in casi di stadio iniziale sia nei casi più avanzati, minimizzando l’entità del disagio post-operatorio e riducendo significativamente l’inevitabile periodo di riabilitazione.
Per quello che riguarda la patologia degenerativa articolare, l’approccio più opportuno prevede un inquadramento specifico da parte del chirurgo, affiancato dalla figura del terapista occupazionale. Nelle prime fasi ausili quali tutori e l’economia articolare permettono una diminuzione del dolore ed una riduzione della progressione della patologia.
Per casi più avanzati di compromissione ossea ed articolare, con sintomatologia più grave ed inabilità crescente, vi sono interventi specifici per i singoli distretti, quali interventi di ricostruzione articolare con o senza ausilio di piccole protesi, che mirano al mantenimento di una valida autonomia ed abilità di movimento eliminando la componente di dolore.
Anche a seguito di tali procedure chirurgiche il trattamento riabilitativo risulta la chiave e la condizione necessaria ad un pronto e celere recupero funzionale