IVREA. Il servizio è attivo da un mese per un giorno a settimana, il venerdì. In Canavese c’è un servizio in più dedicato alla chirurgia della mano.
È alla Clinica eporediese, che ha aperto le porte della struttura a questa nuova opportunità, con possibilità di attivare interventi chirurgici a bassa complessità un giorno solo a settimana, ma in numero piuttosto elevato. In Canavese – va detto – la chirurgia della mano non è una novità: da tempo si è sviluppata con grandi numeri (3.000 visite e 900 interventi chirurgici) nell’ospedale pubblico, nel reparto di ortopedia diretto fino a poco tempo fa da Paolo Ghiggio, che continua gratuitamente la sua collaborazione con l’Asl/To4 soprattutto nel trattamento con collagenasi della malattia di Dupuytren, essendo Ivrea uno dei rari centri autorizzati in Piemonte.
E da un mese, il servizio legato alla chirurgia della mano, si è ampliato anche nel privato convenzionato. La Clinica eporediese (gruppo Policlinico di Monza) dopo importanti lavori di ampliamento, conta oggi su 80 posti letto e la possibilità di ospitare vari servizi, come appunto, molti di quelli legati alla chirurgia della mano che ha appena avviato la propria attività e che con gli ultimi provvedimenti rientrano tra le prestazioni ambulatoriali. Di chirurgia della mano si occupa un giovane medico. Si chiama Giorgio Berto, ha 34 anni e all’attivo 10mila interventi chirurgici come primo operatore a bassa complessità (e altri 2.700 più complessi).
Con lui, lavora il collega Giorgio Pivato e fa parte della équipe anche Francesca Rosso, terapista della mano, master interuniversitario in Riabilitazione dell’arto superiore e della mano alla Sapienza di Roma, che si occupa, appunto, degli aspetti riabilitativi. Berto è specializzato nel trattare la cura della sindrome del tunnel carpale in endoscopia. Un intervento poco invasivo e non ancora così diffuso nella pratica. «Sono stato tra i primi a introdurre il trattamento endoscopico in Italia – dice Berto, che lavora all’Humanitas e opera anche a Milano e al Gradenigo di Torino – con una casistica di 8mila casi. L’intervento può essere eseguito con tecnica endoscopica in circa il 99% dei casi rendendo quindi obsolete le tecniche utilizzate tradizionalmente». I vantaggi? «La malattia si tratta in un intervento di tre minuti, con una incisione di pochi millimetri, in anestesia locale, e permette di tornare subito alle proprie attività». (ri.co.)